Abbazia di Piona

Ai piedi dei monti Legnone e Legnoncino , sulla collina di Olgiasca, quasi al comunicare del lago di Como, sorge il monastero benedettino di Piona.  La prima fonte ci attesta che nel VII secolo d.C. in quel territorio esisteva una comunità monastica, probabilmente di impostazione eremitica, è il Cippo di Agrippino. Il Cippo prende il nome dal vescovo di Como che nel 617 fece erigere un oratorio a santa Giustina martire. Verso la fine dell’XI secolo l’abbazia di Piona fu inserita nel movimento della riforma cluniacense che prevedeva il trasferimento dei monaci dalla casa madre Cluny alle abbazie in crisi per rivitalizzarle. Durante il restauro del 1906 è venuto alla luce l’iscrizione di una epigrafe dalla quale si deduce che dopo l’adesione alla riforma cluniacense la chiesa fu consacrata (1138) alla Beata Vergine Maria. La chiesa è dedicata anche a san Nicola di Bari quale co-patrono, ma la data della dedicazione è incerta. A partire dal XII secolo ci è pervenuta una documentazione che dimostra la vitalità, anche economica, dell’abbazia di Piona: nel corso del XIV secolo cominciano tuttavia ad affiorare i sintomi di una lenta decadenza dovuta al ridotto numero di monaci. L’aggravarsi dei debiti, fino ad arrivare al 1432 all’introduzione della Commenda.La chiesa appare, in tutta la sua sobria eleganza, leggermente arretrata rispetto al lato occidentale del monastero cui si appoggia. Sulla facciata si apre la porta bronzea dello scultore Giuseppe Abram (1982); i due battenti sono ripartiti in sei riquadri rappresentanti la storia di san Benedetto tratti da “I DIALOGHI” di san Gregorio Magno. Sono di Abram anche le formelle che ritraggono le scene della “VIA CRUCIS” lungo le pareti interne della navata. Sulla facciata si apre una monofora, mentre una serie di arcatelle segue gli spioventi del tetto e prosegue lungo le pareti laterali, la cui superficie è scandita da monofore e sottili lesene. Anche nel sottotetto dell’abside si sviluppa l’ornamentazione delle arcatelle, e il perimetro semicircolare è alleggerito da tre piccole monofore. E’ evidente la discontinuità della tecnica di realizzazione sella muratura, tra la parte inferiore e quella superiore del perimetro esterno dell’abside. La stessa discontinuità nell’uso dei materiali la ritroviamo anche all’interno della chiesa, forse perché i lavori furono realizzati in tempi diversi. A destra dell’abside si erge il campanile quadrangolare, un rifacimento del XVII secolo, la cui verticalità è rallentata da tre cornici marcapiani. Sui lati del campanile si susseguono con ritmo ascensionale e alterno oculi e feritoie fino alla cella campanaria che prende respiro da quattro fornici a tutto sesto. La chiesa di Piona, a navata unica, rivolta ad oriente, a pianta irregolare, è lunga 27,60 mt. con soffitto il legni a travi orizzontali. In sostituzione dei contrafforti esterni, le pareti della navata sono slargate nella parte centrale verso l’esterno, per garantire maggiore stabilità alla costruzione.Probabilmente in origine, l’abside era stata realizzata con tre monofore delle quali, quella centrale e quella di destra furono chiuse per procedere all’affrescatura, e quella di sinistra fu allargata in forma rettangolare. Gli affreschi del catino absidale, nascosti da uno strato di intonaco, in un’epoca non precisata, sono stati riportati alla luce durante il restauro del 1906. Prima della seconda guerra mondiale la monofora  di destra venne riaperta, provocando un’interruzione della sequenza degli apostoli affrescati, e quella rettangolare di sinistra tornò alla forma a tutto sesto. Da una testimonianza del Niguarda del 1593 si può ipotizzare che la chiesa originariamente doveva essere preceduta da un atrio, poi incorporato. I due leoni di marmo (considerata un’opera di tardo campionesi) che all’ingresso fungono da supporto alle acquasantiere, probabilmente in precedenza erano il piedistallo delle colonne che separavano il pronao dal resto della navata.

Fonte: Abbazia di Piona

Alcune immagini della gallery sono state pubblicate sul primo numero della rivista”A sua Immagine settimanale” pubblicato da Edizioni Master RAI ERi del gennaio 2013

©2011 Luciano Ravasio

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